La storia del Palazzo Panigai Ovio

La famiglia Panigai

L’antica famiglia castellana dei Panigai fu feudataria del Patriarca di Aquileia e, dopo la “dedizione” del Friuli del 1420, della Repubblica di Venezia, con giurisdizione in civile e criminale. Annoverò tra i suoi membri noti uomini d’arme (Marzio e Giovanni Vincenzo), e prelati insigni come i gesuiti Bortolo ed Anton Saverio. Dalla prima investitura (1219) il dominio dei Panigai si espanse nel Friuli occidentale (oggi in parte Veneto), sino a comprendere i feudi di Panigai, Chions, le abitanze di Meduna e S. Stino di Livenza. Dal sec. XVI si distinsero due rami che alternavano il diritto di sedere nel Parlamento nella Patria in persona del membro più anziano della famiglia.

Oltre al castello omonimo, i Panigai possedevano residenze a Portogruaro e San Vito al Tagliamento ed erano ascritti ai Consigli nobili di quelle comunità. Nel ‘700, in seguito ad una alleanza matrimoniale con la potente famiglia dei Piazzoni di Serravalle, furono acquisiti notevoli beni e altre dimore nel Trevigiano, da Nervesa ad Anzano.

Istituzione del castello

La discendenza di uno dei due rami continua oggi nella famiglia Ovio-Rambaldo, nobile di Sacile, proprietaria del palazzo sorto sul luogo del castello medioevale. Il castello, istituito probabilmente tra i secoli XI-XII sulla riva destra del fiume Sile con lo scopo di difendere i confini occidentali del Patriarcato di Aquileia dalle incursioni dei signori della Marca Trevigiana, risulta praticamente distrutto già agli inizi del ‘500 –forse a seguito delle frequenti invasioni turchesche e del terremoto che colpì il Friuli nel 1511-, quando sulle sue rovine venne edificata una villa dominicale ancor oggi parzialmente visibile nel contesto della costruzione settecentesca.

Un ricco archivio

Un ricco archivio, conservato presso l’Archivio di Stato di Udine, documenta i vasti interessi patrimoniali, i titoli e l’attività pubblica della famiglia, a partire dall’investitura patriarcale del 1219 attribuita a Falcomario, figlio di Artico di Panigai. Una consistente parte (contratti, registri contabili, atti processuali) si collega alla creazione e amministrazione del patrimonio, situato in un ampio territorio tra Motta di Livenza e San Vito al Tagliamento. Le carte di carattere familiare illustrano le vicende e gli interessi di alcune personalità; in particolare si segnala il gesuita Anton Saverio di Panigai, autore di numerosi scritti di carattere religioso, e il pre’ Bortolo, scienziato e geografo del Re del Portogallo, per conto del quale, nel sesto decennio del XVIII secolo, tracciò i confini tra i possedimenti spagnoli e quelli portoghesi dell’America Latina. La parte riferita all’esercizio della giurisdizione – proclami, atti di cancelleria, protocolli notarili – attesta il radicamento dei Panigai particolarmente nell’area di Motta, Chions, Panigai. Importante è il nucleo di pergamene (secc. XIII-XVIII) che riguardano tutti gli aspetti della vita pubblica e privata.

Il toponimo Panigai deriva da “panico”, una pianta graminacea simile al miglio la cui spiga costituì sin dagli inizi l’emblema dei feudatari, arricchito nel XVI secolo da una scacchiera dai colori diversi a distinguere ciascuno dei due rami.

Il palazzo

L’attuale palazzo Panigai-Ovio, caratterizzato dal corpo centrale di tre piani sovrastato dal timpano e da due ali laterali simmetriche -la destra delle quali è rimasta incompiuta, mettendo così in luce i preesistenti elementi rinascimentali- fu progettato intorno al 1750 dall’architetto veneziano Piero Checchia, autore, tra l’altro, del Teatro veneziano di San Benedetto, teatro di riferimento per le rappresentazioni delle opere serie fino alla nascita della Fenice nel 1792. Il progetto originale della villa di Panigai è tuttora conservato nell’archivio familiare. La facciata è caratterizzata da un ampio portale e tre ordini di finestre coi tipici poggioli balaustrati al primo piano. Gli interni presentano affreschi settecenteschi e conservano arredi originali; particolarmente degna di nota l’antica cucina con attrezzature e suppellettili d’epoca, ed inoltre libri e documenti antichi, numerose mappe del territorio e del castello e gli Statuti che i nobili di Panigai emanarono nella prima metà del ‘700, come regolamenti di ordine pubblico.

Fuori le mura si erge la piccola chiesa di San Giuliano, datata tra il 1490 e il ’99 e ristrutturata a metà del ‘700. È composta da un’aula rettangolare con presbiterio quadrato e campanile incorporato nell’edificio. Di notevole rilievo gli affreschi all’interno, anch’essi risalenti al tardo ‘400 e attribuiti ad alcune maestranze di Pietro da Belluno, detto il Bellunello. Sul pavimento, davanti all’altare, vi è la pietra tombale in marmo nero dei Panigai e sul terrapieno intorno alla chiesa il piccolo camposanto locale “alla friulana”.